IL METODO DELLA SCIENZA | 11.10.2018

IL METODO DELLA SCIENZA

Come la tecnologia continua a rivoluzionare le società umane
con Piero Angela

Il metodo scientifico visto dall’interno
testimonianza di Anna Ceresole

11 ottobre 2018
In live streaming dalle ore 15 alle 17

 


 

Piero Angela inaugura al Politecnico di Torino la seconda edizione – interamente rinnovata – del suo progetto “Prepararsi al futuro”, rivolto a 400 studenti scelti tra i più curiosi e creativi. Si parte piantando un pilastro su cui appoggeranno i successivi 9 incontri: “Il metodo scientifico”. La definizione che Piero Angela adotterà è insolita: “Sapere quello che si sa e non sapere quello che non si sa”.
Non è un gioco di parole. Questa definizione chiarisce che è fondamentale, nella scienza, porsi le domande giuste, e nello stesso tempo fornisce un criterio per separare nettamente ciò che è scienza da ciò che non lo è.

Massimo Pigliucci, professore di filosofia al CUNI City College di New York, una volta chiese agli studenti come si poteva dimostrare che nell’aula non era presente un cavallo immateriale e invisibile. Vennero fuori varie soluzioni, tutte insoddisfacenti. La migliore era questa: calcolare il volume dell’aula e riempirla di acqua. Se il volume dell’acqua fosse risultato inferiore a quello dell’aula, la differenza avrebbe dimostrato l’esistenza del cavallo invisibile. Ma il cavallo era anche immateriale: il metodo non funziona perché l’impenetrabilità dei corpi non vale per oggetti immateriali.
Il senso della provocazione di Pigliucci è chiaro: non è detto che qualunque domanda ammetta una risposta scientifica. La scienza cerca soluzioni dimostrabili sperimentalmente; l’esistenza di cavalli invisibili e immateriali non è sperimentabile, quindi con la scienza non si può provarne né l’esistenza né l’inesistenza.
Per lo stesso motivo non si può dimostrare l’esistenza o l’inesistenza dell’anima, di Dio, del paradiso, dell’Ippogrifo e così via. Tutti concetti più che legittimi, interessanti per la filosofia, la religione, l’arte, la letteratura. Ma non sono temi per la scienza. Alla categoria appartiene anche il “rischio zero” tante volte invocato da chi contesta la tecnologia.
Prima regola, dunque: porre alla scienza domande che stiano nel suo dominio.
È importante, a questo punto, sapere ciò che si sa, ma più ancora sapere che cosa non si sa (e magari si crede di sapere).

Con Piero Angela ci sarà una ricercatrice in fisica teorica impegnata a sviluppare teorie di frontiera: Anna Ceresole dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, una delle ultime collaboratrici di Tullio Regge, con esperienze di ricerca al Caltech (California Institute of Technology) e al CERN di Ginevra. Dall’interno della ricerca ci porterà una visione della dialettica tra noto e ignoto.