IMMAGINARE PROBLEMI, SOLUZIONI, PRODOTTI | 29.01.2019

IMMAGINARE PROBLEMI, SOLUZIONI, PRODOTTI

Come (non) sostenere l’innovazione
con Massimo Sideri 

Dall’idea al farmaco
con Silvio Garattini 

Nesta Italia: tecnologie digitali al servizio della social innovation
testimonianza di Marco Zappalorto

29 gennaio 2019
​In live streaming 
dalle ore 15 alle 17

 


 

Cernusco Lombardone è un comune di 3800 abitanti in provincia di Lecco. Un paese come tanti. Ma lì è sorta e continua a crescere un’azienda molto speciale, nota in tutto il mondo, molto meno in Italia. Il motivo è semplice: esporta il 95 per cento della sua produzione. Dall’azienda di Cernusco Lombardone escono probe card, le schede elettroniche che verificano la funzionalità dei microchip prima che vengano montati nei dispositivi che tutti usiamo. Con 400 brevetti attivi, clienti come Apple, Samsung e Huawei, 700 dipendenti, 60 milioni di investimenti nel 2016, altri 25 programmati nel 2019, l’azienda delle probe card in dieci anni ha moltiplicato per 14 il proprio fatturato. Che cosa c’è dietro tanto successo?

Senza dubbio la genialità di chi nel 1993 ha fondato questo pezzo di Silicon Valley nelle Prealpi Lombarde. Ma che cosa ha permesso di far nascere, accanto al distretto dei mobilieri brianzoli, il leader globale nei test per i circuiti degli smartphone? Possiamo trovare le idee-guida nel titolo di questo incontro di “Prepararsi al futuro”: immaginare problemi, trovare soluzioni, trasformarle in prodotti.

Immaginare problemi significa proiettarsi nel futuro anticipando la domanda del mercato. È il punto più importante perché implica intuito e creatività. Mentre si annunciava il boom della telefonia mobile ed era in corso quello dei personal computer portatili, era immaginabile che la richiesta di microchip sarebbe esplosa. L’Italia però non poteva competere con le multinazionali storiche del settore. Bisognava individuare un problema ancora da risolvere: il problema che sta sul percorso che porta dalla fabbrica di microchip a quella dei dispositivi elettronici. Bisognava garantire che i milioni e milioni di microchip impiegati fossero perfettamente funzionanti. Il fondatore dell’azienda di Cernusco Lombardone ha individuato questa nicchia, che non è affatto piccola, perché il test è un collo di bottiglia per il quale tutti gli utilizzatori di microchip devono passare.

A questo punto occorreva trovare e brevettare la soluzione, che non è una sola, ma un insieme di soluzioni da aggiornare ogni anno, inseguendo la continua evoluzione dei microchip, passati in pochi anni da migliaia a miliardi di componenti. Le soluzioni sono venute da informatici e ingegneri di altissimo livello che l’imprenditore ha saputo scovare e ingaggiare, in Italia e all’estero. Di qui, infine, è scaturito il prodotto-leader. Un prodotto che, ovviamente, viene difeso con una ininterrotta ricerca tecnologica.

È una storia di successo che si potrebbe ripetere per tutti i campi della tecnologia fortemente innovativa, ma anche in alcuni settori in apparenza già maturi ma dove la competizione internazionale è molto vivace. La costruzione di elicotteri e componenti per l’aerospazio, l’alta moda griffata, l’alimentazione, il vino, le auto di fascia alta (Ferrari, Maserati), il packaging, la sensoristica che verrà richiesta dall’Internet delle cose, il settore farmaceutico, il vasto mondo delle app sono i settori nei quali il nostro paese mantiene un livello di eccellenza.

Con una quota del 3,5 per cento sul totale mondiale, l’Italia è all’ottavo posto nelle esportazioni. La crisi iniziata nel 2008 ci ha fatto perdere lo 0,7%: prima eravamo al sesto posto. Per l’hi-tech oggi siamo al sedicesimo posto, con l’1,6 per cento del mercato. È ancora una posizione rispettabile ma ci fa capire che, mentre nei prodotti per così dire convenzionali l’Italia tiene, nell’hi-tech deve fare una politica più efficiente e aggressiva. Nel mercato del futuro non ci sarà pietà per i tecnosauri.

Una indagine curata da Serena Fumagalli per Monitor Intesa San Paolo fornisce cifre aggiornate interessanti. Mettendo insieme informatica, telecomunicazioni, aerospazio, farmaceutici, strumenti biomedici e di misura, l’hi-tech mondiale vale 3.268 miliardi di dollari, poco meno dell’intero export. Significativa la tendenza: la Cina ha raggiunto una quota del 30%, gli Stati Uniti sono scesi al 9,2. Quanto all’Italia, è in difficoltà in alcuni settori ma in altri guadagna terreno. Nell’ambito farmaceutico, per esempio, la quota di mercato italiana è del 5 per cento, in aumento rispetto al 4,1 del 2008. Particolarmente forte la nostra posizione nei preparati di base. Nella macro-area ICT andiamo male, siamo scesi allo 0,7% del mercato globale ma in nicchie particolari raggiungiamo il 10% (banchi di prova per motori e generatori); ogni 4 elicotteri, uno è di marchio italiano. Nell’insieme, con una produzione valutabile in 150 miliardi di euro e 732 mila addetti, l’hi-tech rappresenta rispettivamente il 7,1 e il 5 per cento sul totale dell’economia. È tutto spazio per le nuove generazioni di ingegneri, chimici, fisici, informatici.

 

I relatori

Massimo Sideri. Giornalista, dirige il supplemento Innovazione del Corriere della Sera, si occupa di innovazione, tecnologia, criminalità informatica. Firma una rubrica fin sui temi del lavoro. Ha pubblicato Come salvarsi dal posto fisso (Il Filo 2007), Banda stretta. Il futuro dell’Italia di fronte alla rivoluzione digitale. Come coglierne le opportunità e non perdere la sfida (Rizzoli 2011), scritto con Francesco Caio. Ha vinto il premio della provincia di Milano “Mi faccio impresa” per articoli sulle startup.

Silvio Garattini. Medico e farmacologo, dal 1963 dirige l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. È autore di centinaia di lavori scientifici pubblicati in riviste nazionali e internazionali e di numerosi volumi nel campo della farmacologia. Fa parte del Gruppo 2003, gruppo dei ricercatori italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale. È tra i fondatori dell'European Organization for Research on Treatment of Cancer. 

Marco Zappalorto. Specializzato in Economia politica europea alla London School of Economics and Political Science, è Chief Executive di Nesta Italia. Prima ha lavorato per OmniComplete (oggi Innocentive), dirigendo l’esecuzione delle competizioni in vari settori sia per il settore pubblico sia privato. Ha inoltre lavorato per la Camera del Commercio e dell’Industria di Londra, dove si è occupato di consigliare piccole e medie imprese su questioni e opportunità europee.