FRONTIERE DELL’INFORMATICA | 19.11.2019

Prepararsi al futuro | FRONTIERE DELL'INFORMATICA

Lavorare accanto a un robot
con Roberto Cingolani

Dai videogiochi alle sonde spaziali
con Marco Mazzaglia

19 novembre 2019

In live streaming dalle ore 15 alle 17


Per dare un’idea di quanto sia importante la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, Byron Reese, futurologo e imprenditore americano nel settore digitale, divide la storia della specie umana in tre grandi epoche scandite da altrettante tecnologie. La prima è l’era del fuoco, e risale a centinaia di migliaia di anni fa. La seconda è l’era dell’agricoltura, che ha reso l’uomo stanziale e si afferma solo negli ultimi diecimila anni. La terza è l’era della scrittura che da cinquemila anni assicura la trasmissione e l’accumulo della cultura. 

L’Intelligenza Artificiale segna l’inizio della Quarta Era. Un’epoca contraddistinta da macchine che imitano l’apprendimento umano imparando dai propri errori, e quindi in grado di sostituire l’uomo nell’esecuzione di molti lavori.

Tutti concordano sul significato rivoluzionario dell’Intelligenza Artificiale, ma quando si passa a delineare gli scenari futuri le valutazioni divergono. Gli esperti oscillano tra aspettative trionfali e valutazioni molto più caute. 

I trionfalisti – alcuni dei quali pronti a trasformarsi in apocalittici sulla sorte finale dell’umanità – pensano che l’Artificial General Intelligence (AGI), o Intelligenza Artificiale “forte”, sia a portata di mano: è solo questione di tempo, ma prima o poi avremo macchine capaci di interfacciarsi come noi umani con i più vari stimoli dell’ambiente, fino a sviluppare una loro autonomia e forse persino una qualche forma di consapevolezza, con tutti i vantaggi e i rischi connessi (inclusa, per gli apocalittici, la riduzione in schiavitù dell’umanità). 

Gli esperti più realisti e prudenti, invece, credono esclusivamente in forme di Intelligenza Artificiale “debole”, cioè forme specializzate nello svolgimento di un solo compito – tradurre un testo, riconoscere volti e immagini, giocare a poker, guidare un’automobile, interagire in linguaggio naturale, esplorare l’universo con sonde spaziali e robot – ma capaci di svolgerlo sempre meglio tramite software di deep learning, cioè di apprendimento profondo.

Secondo Byron Reese con i computer del 2019 e algoritmi intelligenti possiamo già fare grandi cose nel territorio dell’Intelligenza Artificiale debole, e in parte lo stiamo già vedendo all’alba della Quarta era. Abbiamo software che traducono testi in modo sempre più preciso, che riconoscono i visi e classificano immagini di ogni tipo, che vi parlano e vi rispondono in qualsiasi lingua, che pilotano robot su Marte e sono in grado di guidare un’auto nel traffico cittadino in (relativa) sicurezza. La finanza, il trattamento di grandi quantità di informazioni (Big Data) e la stesura di testi compilativi sono altri settori dove l’Intelligenza Artificiale debole è già attiva.

Ma l’Intelligenza Artificiale forte è un’altra cosa, e per quella “cosciente” basta dire – osserva Reese – che non sappiamo nemmeno che cosa sia la nostra “coscienza”. Certo, abbiamo macchine che traducono e sanno decifrare una domanda e rispondere in ambiti limitati della conoscenza. Ma quelle macchine sanno valutare la qualità letteraria di un testo o percepire lo stato d’animo con cui rivolgete loro la parola? C’è una bella differenza tra decifrare e capire. Insomma, in tema di Intelligenza Artificiale sarà bene distinguere nettamente tra valutazioni realistiche e fughe in avanti fantascientifiche.

Un aspetto cruciale riguarda il mondo del lavoro. L’Intelligenza Artificiale debole farà scomparire la quasi totalità dei mestieri e delle professioni attuali surrogandoci con robot specializzati? O semplicemente dovremo lavorare a fianco di robot intelligenti dopo esserci impossessati di nuove professionalità che al momento è difficile immaginare? 

Finora l’esperienza storica insegna che le nuove tecnologie hanno sempre cancellato posti di lavoro ma ne hanno creati altrettanti, anzi di più. Ad esempio è probabile che la progettazione di robot altamente specializzati e del loro complesso software creerà milioni di posti di lavoro, mentre nessun robot dotato di Intelligenza Artificiale specializzata potrà svolgere mansioni intellettuali o creative, né compiti che richiedono empatia e sensibilità sociale, e nemmeno sarà in grado di prendere decisioni in situazioni sempre diverse e in ambienti non organizzati che riservano un alto grado di imprevedibilità: l’improvvisazione non è fatta per le macchine, sia pure intelligenti.

Le cose, poi, si complicano enormemente quando consideriamo l’Intelligenza Artificiale forte ed entrano in gioco l’autocoscienza, i valori, l’etica, le scelte esistenziali. Qui le sfumature sono quasi infinite ed estremamente difficili da interpretare per una macchina. Rubare è reato. Ma rubare un po’ di pane in un ospedale pediatrico della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale mentre state morendo di fame? La risposta è imbarazzante anche per un filosofo…

 

Roberto Cingolani

Dal 1° settembre 2019 è responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo spa dopo essere stato dal 2005 al 2019 direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Laureato in fisica all’Università di Bari nel 1985, ha perfezionato il dottorato, conseguito presso la stessa università, alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Per cinque anni ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda, dove ha lavorato sotto la guida del premio Nobel per la fisica Klaus von Kitzing, è rientrato in Italia nel 1991 e ha fondato presso al Dipartimento di Scienza dei materiali dell’Università del Salento uno dei primi istituti di ricerca sulle nanotecnologie. Tra il 1997 e il 2000 è stato visiting professor all’Università di Tokyo in Giappone e alla Virginia Commonwealth University negli Stati Uniti. Nel 2016 è stato chiamato a costituire lo Human Technopole di Milano, il progetto di una cittadella di Scienza della vita.

 

Marco Mazzaglia

Laureato in Scienze dell'Informazione nel 2000, dopo aver lavorato per sette anni nei sistemi di localizzazione, è diventato IT Manager e Video Game Evangelist per Milestone dal 2008 al 2013, occupandosi della progettazione e la gestione dei sistemi di sviluppo e delle architetture per il gioco online. A fine 2013 insieme ad altri  fonda T-Union, associazione che si occupa di promuovere la game industry e la cultura del videogioco in Italia e porta a Torino l’evento Global Game Jam. Nel 2015 ha lavorato come IT Manager in Ovosonico. Dal 2016 ha lavorato come Business Developer e Video Game Evangelist per Synesthesia e MixedBag, lavorando a  titoli originali come “forma.8”, “Avery” e “Waking Violet” (multipiattaforma PC, console e iOS) e conversioni di titoli indipendenti su Playstation 4 e Nintendo Switch. A oggi è Video Game Evangelist e responsabile della didattica nei progetti formativi in Synesthesia. Dal marzo 2020 sarà docente a contratto per la Laurea Specialistica in Ingegneria del Cinema al Politecnico di Torino.