Cos'è la Scienza? Come progredisce? | 19.12.2017

Costruire il futuro - Cos'è la Scienza? Regole, metodo e etica

La Scienza e la scintilla creativa
con Piero Bianucci

Che cosa non è la Scienza
con Silvio Garattini

19 dicembre 2017
In live streaming dalle ore 15 alle 17

 


Che cos’è la scienza? Come progredisce? Silvio Garattini e Piero Bianucci affronteranno queste domande martedì 19 dicembre nel quinto incontro di “Costruire il futuro” al Politecnico di Torino. È un piccolo cambiamento di programma: il previsto intervento di Piero Angela sulla “pseudoscienza” è spostato a martedì 16 gennaio, mentre viene anticipato il tema della creatività scientifica.

Che cosa sia la scienza sembra una questione scontata, ma non è così. Lo dimostrano vicende come “Stamina” e la “cura Di Bella”, il dibattito sui vaccini, la polemica sulle cosiddette “scie chimiche” e tante informazioni prive di fondamento che circolano su Internet.

Farmacologo di fama internazionale e autore di centinaia di pubblicazioni, Silvio Garattini presenterà un modello ideale di come procede la ricerca scientifica: spiegherà il complesso percorso che porta alla nascita di un nuovo farmaco. Si parte da ipotesi su possibili molecole curative, si procede con sperimentazioni “in silico” (cioè fatte tramite simulazioni informatiche), “in vitro” e “in vivo” a cui seguono test clinici “in doppio cieco” e innumerevoli controlli che, attraverso la “farmacovigilanza”, continuano senza interruzione anche dopo l’entrata in commercio della nuova terapia. 

Silvio Garattini, che ha fondato nel 1961 l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, dove oggi lavorano 850 ricercatori, è stato presidente della Commissione ricerca dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ed è membro di numerosi enti scientifici nazionali ed esteri. Da sempre in programmi televisivi molto seguiti fa anche divulgazione scientifica proprio con l’obiettivo di diffondere nella cittadinanza una mentalità razionale: risultato che sembra ancora lontano dall’essere raggiunto.

Il metodo scientifico moderno nasce con Galileo nel Seicento. Ha dunque 400 anni, ma non è ancora entrato nel modo di pensare comune. Robert Hooke (1635-1703), rivale di Newton, occupato a tempo pieno presso la Royal Society, è considerato il primo scienziato professionista della storia. La parola scienziato compare solo nel 1834, introdotta da William Whewel (1794-1866), eclettico studioso di geologia, meccanica, astronomia, architettura. Fino al Settecento si parlava di “filosofi naturali”. Oggi prevale “ricercatore”, parola meno ieratica e più adeguata a un lavoro che ormai si svolge in collaborazione tra decine, centinaia o migliaia di persone di varie discipline.

Il metodo scientifico è uno solo: osservare, fare ipotesi per interpretare le osservazioni, ideare un esperimento per mettere alla prova l’ipotesi, attendere che esperimenti indipendenti verifichino il risultato. Quando l’esito dell’esperimento è largamente confermato, su di esso si crea un consenso della comunità scientifica che rimarrà fino a quando nuovi dati non spingeranno verso una comprensione più profonda (e a volte del tutto diversa) del fenomeno studiato. La scienza corre sempre, ma non arriva mai.

Va anche detto che il metodo scientifico non è più una cosa semplice come al tempo di Galileo e di Newton. Gli strumenti e gli esperimenti diventano sempre più complessi e costosi, tra ricercatore e realtà fisica si interpongono tecnologie sofisticate che rendono la conoscenza meno diretta e immediata, e quindi sempre più difficilmente spiegabile al grande pubblico. Inoltre, ogni disciplina ha sviluppato una sua interpretazione del metodo scientifico: la ricerca medica, biologica, chimica, fisica, matematica, hanno necessariamente esigenze metodologiche specifiche e diverse. 

Oggi nel mondo vivono più scienziati di quanti ne siano esistiti nell’intera epoca storica e ormai da anni il numero degli articoli scientifici cresce in modo esponenziale. Un giovane che inizi a fare ricerca nel 2020, a fine carriera avrà buone probabilità di aver visto con i propri occhi formarsi l’80-90 per cento delle conoscenze scientifiche complessivamente accumulate dall’umanità. Quella che fino a poco più di un secolo fa era un’attività intellettuale rara e privilegiata quasi quanto quella degli artisti, è diventata una professione diffusa. Si stima che attualmente nel mondo il numero dei ricercatori superi i 10 milioni (circa 1/700 della popolazione globale). Nei paesi sviluppati il numero degli scienziati si aggira intorno a 70 ogni diecimila lavoratori (79 negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, 73 in Canada, 70 in Italia e in Germania) mentre si scende a poche unità nei paesi in via di sviluppo (14 in Egitto e in Brasile, 6 in Kenya, 3 in Pakistan, 1 in Nigeria).

Pur nella diversità delle discipline, è comunque straordinario che questa folla di ricercatori si riconosca in un metodo scientifico che nei suoi principi fondamentali è lo stesso per tutti, offrendo un modello di comportamento che sarebbe utile trasferire anche nelle scelte sociali e politiche.

Il metodo scientifico, d’altra parte, si applica a intuizioni e ipotesi che lo scienziato deve prima elaborare esercitando la sua immaginazione creativa. C’è un modo per favorire il momento esaltante della scoperta? Entro certi limiti sì: sarà questo il tema che cercherà di sviluppare Piero Bianucci, giornalista scientifico che, proprio per suscitare nuove vocazioni scientifiche, ha progettato e realizzato a Torino, grazie alla Fondazione per la Scuola, “Xké? – Laboratorio della curiosità”, un museo interattivo dedicato ai bambini e ragazzi dai 5 ai 12 anni.

Commenti

Marco1969
11/03/2018 - 13:06

Grandissimo Professor Garattini. Buon giorno a Tutti. Marco