L'allungamento della vita | 13.03.2018

Costruire il futuro - L'allungamento della vita

Aspetti medici e psicologici
con Roberto Bernabei

Conseguenze della longevità
con Giuseppe De Rita

13 marzo 2018
In live streaming dalle ore 15 alle 17

 


 

Oggi l’aspettativa di vita in Italia è di 79,3 anni per gli uomini e 85,1 per le donne: quasi il doppio rispetto all’inizio del Novecento, e secondo le Nazioni Unite la seconda al mondo dopo il Giappone secondo i dati delle Nazioni Unite (media 2005-2010). La media mondiale è di 65,5 per gli uomini e 69,5 per le donne. In paesi dell’Africa come la Sierra Leone, lo Zambia e il Mozambico si scende a 41-42 anni. Il record negativo è dello Swaziland con 39 anni, a causa della diffusione epidemica dell’Aids.

Il Giappone vivono 65 mila persone che hanno superato il secolo di vita. In Italia centenari sono attualmente più di 15 mila e il numero degli ottantenni e novantenni è in rapido aumento. I progressi della medicina, la sanità pubblica, la migliorata qualità della vita sono all’origine dello spettacolare allungamento della speranza di vita registrato in Italia e in molti Paesi tecnologicamente ed economicamente avanzati. Nella prima metà del Novecento la riduzione della mortalità infantile e le vaccinazioni sono stati i due fattori decisivi, poi nell’allungamento dell’aspettativa di vita sono diventati altrettanto importanti le nuove terapie – antibiotici, chemioterapia, trapianti – il sistema sanitario esteso a tutta la popolazione, la diffusione dell’istruzione e del benessere.

Questa conquista di grande valore ha, tuttavia, delle conseguenze che fanno nascere nuovi problemi. Il numero di anziani rispetto ai giovani è molto aumentato, e questo ha portato all'aumento di disabilità e malattie neurodegenerative, con il rischio di mettere in crisi proprio il sistema sanitario che tanto ha fatto per far crescere l’aspettativa e la qualità della vita.
La maggiore speranza di vita deve quindi essere accompagnata da progressi scientifici che mantengano il più possibile attivi e soddisfacenti gli anni aggiunti alla nostra esistenza. In parallelo, la società deve trovare soluzioni perché si possano mantenere gli equilibri economici complessivi e integrare le diverse generazioni in un progetto comune.

Dove va la ricerca scientifica in tema di longevità? È vero che il limite biologico della vita umana è di 120 anni? Come si ridisegna il quadro socio-economico in un Paese come l’Italia che ha un bassissimo livello di natalità e una popolazione anziana crescente? Quale ruolo svolgerà l’immigrazione?

 

I relatori

Roberto Bernabei, professore ordinario di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma), coordina numerosi studi no profit e trial clinici per lo studio di molecole rilevanti nell’anziano. Membro del Consiglio Superiore di Sanità dal 2002 al 2013, attualmente fa parte del comitato di presidenza. Già al vertice della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (2006-2009), è visiting professor presso il dipartimento di Community Health di Brown University School of Medicine a Providence. E’ stato Project leader di uno studio sull' assistenza domiciliare in 11 paesi europei finanziato dal V° Programma Quadro dell’Unione Europea e di uno studio sulla residenzialità in istituzione per gli anziani in 9 paesi europei finanziato dal VII° Programma Quadro. E’ autore di otto libri e oltre 250 lavori su riviste scientifiche internazionali (JAMA, BMJ, Annals of Internal Medicine, Neurology, JAGS).

Giuseppe De Rita si è laureato in Giurisprudenza nel 1954 e dal 1955 al 1963 ha lavorato presso l’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno (Svimez) dirigendone la sezione sociologica dal 1958 al 1963. Nel 1964 è stato tra i fondatori del Censis Centro studi investimenti sociali), diventandone poi segretario generale e infine presidente (2007). A partire dal 1967 i Rapporti del Censis fotografano periodicamente l’evoluzione della società italiana fornendo preziose indicazioni sociologiche, economiche e politiche. Editorialista del “Corriere della Sera”, De Rita ha ricevuto 19 voti nell’elezione del presidente della Repubblica del 2006 ma non è mai entrato direttamente in politica.