Relatori e ospiti

Scheda biografica di Mimmo Calopresti

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Nato nel 1955 a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, si trasferisce presto con la famiglia a Torino. Con il documentario "A proposito di sbavature" vince il primo premio all'edizione 1985 del Festival Cinema Giovani di Torino.
Realizza per la Rai "Paolo ha un lavoro" (1991) e "Paco e Francesca" (1992). Intensa è la sua collaborazione con l'Archivio del movimento operaio, per il quale ha firmato i video "1943 - la scelta" e "’43 - ‘45 Pace e libertà".
Nel 1995 arriva nelle sale cinematografiche il suo primo lungometraggio, "La seconda volta", la cui sceneggiatura si è aggiudicata nel 1994 il Premio Solinas. La pellicola è prodotta da Nanni Moretti che è anche l'attore principale. Il film affronta il delicato tema del terrorismo ed è ambientato a Torino, città prediletta dal regista per ambientare le sue storie dove, a distanza di tempo dai cosiddetti anni di piombo, le vite di un professore a cui i terroristi avevano sparato e della donna che aveva materialmente compiuto l'azione si re-incrociano.
Nel 1997 è la volta de "La parola amore esiste" di nuovo presentato a Cannes ma nella "Quinzaine des Realisateurs". Il film è ambientato a Roma ai nostri giorni ed è la storia dell'attrazione di una ragazza nevrotica per un insegnante di violoncello inconsapevole. Interpretata da Fabrizio Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi, la pellicola riconferma Calopresti come uno dei più sensibili, convincenti e originali registi italiani, capaci di imporsi anche all'estero, in occasione di importanti Festival internazionali, come Monaco, Madrid, Stoccarda, Barcellona, Montbeliard, oltre che Cannes. Nello stesso anno gira anche "Un uomo solo", una lunga intervista con Maurizio Freda, importante regista italiano. "Fabbricare, fabbricare, fabbricare, preferisco il rumore del mare…" sono i versi di Dino Campana che ispirano il suo lungometraggio del 2000. "Preferisco il rumore del mare" ha per protagonisti Silvio Orlando e Fabrizia Sacchi e oltre che diretto è anche scritto da Calopresti. Una storia complessa e ancora una volta d’ambientazione torinese il cui tema centrale è la solitudine e l’incomunicabilità.
Nel 2005 Calopresti torna nelle sale con un documentario "Volevo solo vivere", realizzato montando le immagini dell'Archivio della Fondazione Spielberg per la Shoah e riportando la testimonianza in immagini di nove sopravvissuti di Auschwitz.