Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, ha vissuto in diverse località, da Roma alla Svizzera, da Venezia a Milano. Comincia a interessarsi di fotografia nel 1954 diventando uno dei soci del circolo fotografico veneziano "La gondola". Partecipe della stagione accesa del fotogiornalismo degli anni Cinquanta, a sua volta protagonista sulle pagine de "Il Mondo", fa parte di quel gruppo di autori che, partiti nella grande piena creativa degli anni Cinquanta stimolati dalla suggestione neorealista, hanno scelto di essere fotografi sempre, fino ai giorni nostri, proponendo ostinatamente una regola raffinata dello scatto che sa lavorare su livelli diversi ma che mai lascia indifferenti. Sicuramente influenzato agli esordi dall’esperienza statunitense della Farm Security Administration, non è stato investito dalla crisi che fece scegliere a molti suoi colleghi alla fine degli anni Sessanta, di abbandonare il mestiere della fotografia. La sua strategia professionale gli ha fatto diversificare gli ambiti nei quali proporre le sue opere, spaziando dalla pubblicità alla cronaca, dal turismo alla foto di denuncia. Così molte immagini degli archivi del Touring Club portano la sua firma e lo stesso vale per gli scatti che raccontano la drammatica realtà degli ospedali psichiatrici negli anni Sessanta. Sono ormai circa duecento i volumi che raccontano il lavoro di questo fotografo e nessun altro è riuscito in Italia a raggiungere questo traguardo editoriale. Uno dei volumi che lo racconta meglio nel suo percorso professionale si intitola Leica e le altre (Peliti editore, Roma, 1998) e raccoglie le immagini, scattate quasi sempre da colleghi di Berengo Gardin nel corso della sua carriera. Quello che potrebbe essere un volume per appassionati di tecnica fotografica, che possono scoprire attraverso le pagine con quali strumenti, con quali lenti, si è andata costruendo l’opera di questo autore. Finisce per diventare un formidabile strumento di indagine nelle mani di uno storico, che in quegli scatti vede riflessi segni del tempo meritevoli d’attenzione. Così il giovane fotografo, ancora impacciato nel passo, sfila a poche pagine di distanza dal fotografo di moda con le modelle e dal reporter con i vestiti laceri dopo una rapina in cui gli sono state sottratte proprio le sue macchine fotografiche. E in quegli scatti la vicenda professionale si racconta senza remore, suggerendo che il segreto di sopravvivenza alle piene che di volta in volta hanno spazzato via anche autorevoli colleghi sta tutto nella disponibilità a diversi linguaggi, declinati sempre con un accento inconfondibile. Una firma d’autore, appunto.
In occasione dell’incontro del 25 settembre 2007, il fotografo Berengo Gardin ha proposto e commentato circa 300 scatti realizzati nel corso della sua carriera. Ringraziando Gianni Berengo Gardin per la gentile concessione, si riporta di seguito una selezione di 7 immagini.
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