A questi e a molti altri interrogativi la ricerca tenta di dare una risposta, lasciando aperto il dibattito e ponendosi l'obiettivo di rappresentare un supporto per chi avrà il compito di gestire il nuovo canale.
I numeri parlano di una realtà ancora circoscritta, ma in crescita, con 32 corsi attivati in Liguria e 63 in Piemonte nel corso delle prime tre edizioni, per un totale di circa 1700 corsisti su una popolazione che supera i cinque milioni e mezzo di abitanti. Nonostante ciò, gli IFTS rivestono ancora un ruolo marginale nel complesso dell'offerta formativa superiore, raccogliendo un limitato 0,9% degli iscritti agli studi post-diploma e ponendosi quindi a livelli ancora lontani dai ben più consolidati canali di formazione professionale superiore attivi in gran parte dei Paesi stranieri.
Dalla ricerca emerge come la suddivisione dei corsi rispecchi le peculiarità del tessuto economico di riferimento, aprendosi alle nuove tendenze del mercato. Se in entrambe le realtà prevalgono i corsi legati alle nuove tecnologie e all'informatica e un ruolo significativo è rappresentato dal turismo, in Liguria sono diffuse anche la multimodalità e la logistica, coerentemente con la vocazione portuale della Regione, mentre in Piemonte si conferma il primato nell'area della produzione industriale, anche se si intravedono i segnali di crescita dei temi legati al terziario. Numerosi sono in Liguria i corsi relativi alla tutela e valorizzazione ambientale, mentre in Piemonte si avverte una certa apertura verso la Pubblica Amministrazione.
L'analisi della domanda di formazione mette in luce l'importante divario fra offerta di corsi e numero di aspiranti iscritti soprattutto in Liguria e notevoli differenze emergono nell'analisi della composizione d'aula, quasi totalmente composta da neodiplomati nella Regione ligure e variamente divisa fra questi, studenti lavoratori o con precedenti esperienze professionali, universitari e non diplomati in Piemonte. Gli IFTS si presentano dunque soprattutto in Liguria come un'importante opportunità di qualificazione professionale a fronte di un elevato tasso di disoccupazione, mentre nella realtà piemontese sono più spesso intesi come uno strumento utile a sviluppare un sistema di formazione permanente. Il tasso di abbandono decisamente alto degli studenti lavoratori è peraltro probabilmente sintomo dell'esigenza di introdurre misure più efficaci per la personalizzazione dei corsi, consentendo di coniugare la frequenza con l'attività lavorativa.
L'indagine condotta evidenzia la necessità di alcuni aggiustamenti che rendano gli IFTS in grado di adempiere appieno alle loro finalità: una maggiore integrazione tra i diversi soggetti coinvolti nella progettazione e nell'erogazione dei corsi (scuola, università, impresa, enti di formazione, parti sociali); un migliore sistema di certificazione delle competenze; una maggiore chiarezza nella definizione delle responsabilità nazionale e regionale nell'individuazione delle figure professionali da formare e dei relativi livelli di specializzazione.
Emerge tuttavia con chiarezza che, se gli IFTS sapranno superare le criticità connesse a queste prime esperienze per certi versi ancora sperimentali, potranno rappresentare una possibile strada per adeguare il sistema educativo italiano alle esigenze formative e professionali emergenti.
Il volume pubblicato
I risultati dell’indagine sono illustrati nel dettaglio nel volume pubblicato nella collana "I Quaderni" della Fondazione
“L’Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS). L’esperienza di Liguria e Piemonte”
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