Telefono
Mezzo per la comunicazione sonora a distanza, generalmente usato per lo scambio verbale via voce.
Le società telefoniche
Dopo gli importanti esperimenti di Antonio Meucci negli anni Cinquanta dell'Ottocento, il nuovo strumento venne brevettato nel 1876 da Alexander G. Bell, che intuì anche, meglio di altri, la varietà dei possibili usi dell'invenzione e diede vita alla Bell Company, o American Telephone & Telegraph. Si trattava di una società per azioni privata (caratterizzata per altro ben presto da una larghissima distribuzione delle azioni) che ebbe fino al 1983, e alla sentenza antitrust che imponeva la suddivisione in diverse compagnie “regionali”, il monopolio della gestione del mezzo negli USA. In Europa invece il monopolio telefonico venne in quasi tutti i paesi affidato a compagnie a diretto o indiretto controllo pubblico, e il nuovo mezzo venne inserito nel sistema PTT (poste telegrafi e telefoni) e affidato alle amministrazioni postali. Peculiare il caso italiano: dopo una fase di crescita relativamente anarchica e poi un'unificazione del sistema sotto controllo pubblico, il regime fascista da poco arrivato al potere (1925) decise di suddividere il servizio tra diverse società regionali (STIPEL per il nord-ovest, TELVE per il nord-est, TIMO per l'area emiliana e adriatica, TETI per l'area tirrenica, SET per il sud) tre delle quali nel 1933 vennero poste sotto il controllo della finanziaria STET, società privata a controllo pubblico nell'ambito dell'IRI. Nel 1964 il sistema telefonico nazionale venne riunificato nella SIP (Società italiana per l'esercizio telefonico), poi Telecom Italia, che rimase anch'essa parte del sistema delle partecipazioni statali fino alla travagliata privatizzazione avviata negli anni Novanta.
Le società telefoniche raggiunsero fin dagli anni Venti-Trenta una funzione nevralgica in tutti i paesi industrializzati per almeno due motivi: prima di tutto la loro funzione centrale di connessione non solo commerciale e sociale ma anche amministrativa, cosa che diede al controllo dei telefoni un ruolo fondamentale nei momenti di maggiore tensione politica (rivoluzioni e colpi di stato), come evidenziato ad esempio già negli anni Trenta dallo scrittore Curzio Malaparte in Tecnica del colpo di stato; in secondo luogo le dimensioni del loro fatturato, che raggiunse presto cifre nettamente superiore a quelle di tutte le altre aziende attive nel settore comunicazione (incluse le società radiofoniche e poi radiotelevisive). Con le trasformazioni delle comunicazioni negli anni Ottanta-Novanta il ruolo delle società telefoniche ha conosciuto da un lato un ulteriore sviluppo, dall'altro primi segni di crisi. Sviluppo, in quanto la crescita del settore telematico e della telefonia mobile hanno portato a nuove e redditizie aree di business; crisi, in conseguenza sia della fine dei monopòli in tutti i principali paesi e quindi dello sviluppo di una concorrenza che per quanto spesso oligopolistica comunque incide sui prezzi, sia dell'offerta di servizi via rete Internet (VOIP Voice over Internet Protocol) che “scavalcano” la rete telefonica.
La tecnologia telefonica
La tecnologie telefonica, nata nel 1876 con un destino relativamente incerto (come tutte le nuove tecnologie), tra l'uso a fini di diffusione “circolare” poi abbandonato anche per l'affermarsi della radio, e l'uso che oggi consideriamo proprio del telefono, ha conosciuto un primo e fondamentale passaggio con l'introduzione da parte del sistema Bell della commutazione, ovvero degli strumenti che consentono a un unico apparecchio di connettersi non a un solo terminale (come era nel primo brevetto) ma a una pluralità potenzialmente indefinita di terminali. E' con la commutazione che il telefono ha dato vita alla rete: prima servendosi di operatori e soprattutto operatrici manuali, poi (a partire dagli anni Novanta dell'Ottocento) di sistemi meccanici.
La storia del telefono è scandita dai progressi della commutazione, che hanno dato vita prima alle reti urbane, poi a quelle nazionali (teleselezione: in Italia si è pienamente affermata negli anni Sessanta), infine a quelle intra- e inter-continentali (teleselezione internazionale, per altro non completata a tutt'oggi), servendosi in generale di reti “fisse” formate cioè di cavi, in alcuni tratti di collegamenti radio, e per la comunicazione intercontinentale prima di cavi sottomarini poi di collegamenti satellitari. Con lo sviluppo della rete Internet le reti telefoniche sono diventate parte di sistemi più vasti; con il web e i sistemi di messaging multimediale la comunicazione telefonica è divenuta un aspetto di forme di comunicazione plurali, che includono il trasferimento di dati e immagini, anche in movimento.
La telefonia come comunicazione
Nel corso della sua storia il medium telefono ha più volte modificato la propria vocazione: a un esordio orientato alle comunicazioni di servizio e trainato dal settore delle aziende, dei professionisti e dei commercianti, ha fatto seguito, dagli anni Trenta del Novecento - sia pure con rilevanti variabili nazionali in termini di tempo e di modelli di uso - una impetuosa diffusione domestica, nella quale il telefono è diventato mezzo essenziale della comunicazione privata, da un lato estendendone e moltiplicandone le funzioni sociali su base familiare, dall’altro lato amplificandone le dimensioni intime e personali (un passaggio simboleggiato dal fortunato dramma La voce umana di Jean Cocteau, andato in scena la prima volta nel 1930), per conoscere in ultimo, sul finire del secolo, una nuova conversione lungo le due direttrici della telefonia mobile e della connessione dei personal computer alla rete internet.
Sulla scorta di queste trasformazioni l’apparecchio telefonico ha registrato nel corso del secolo profonde modificazioni. Queste hanno riguardato il design: si pensi alla linea evolutiva che porta dall'uso di un microfono e di un ricevitore separati allo sviluppo di un apparecchio unificato, la cosiddetta “cornetta”, e dal telefono a muro o a filo al telefono cordless, quindi al cellulare. E hanno toccato anche la dislocazione spaziale: a partire dall’alternativa originaria tra telefoni pubblici e telefoni privati, collocati in genere in uno spazio dell'abitazione accessibile a tutti (ingresso o soggiorno, o negli USA cucina) si è passati, a cominciare dagli anni Sessanta, al moltiplicarsi delle derivazioni telefoniche e degli apparecchi nello spazio domestico. Si è stabilita così una differenziazione tra gli apparecchi d’uso comune e apparecchi d’uso personale, collocati ordinariamente nelle stanze da letto. A questi cambiamenti si sono accompagnate importanti trasformazioni nelle pratiche d’uso e nei codici di comportamento ad esse connessi: si pensi all’alternativa tra il “Pronto, chi parla?” che ha regolamentato la comunicazione della telefonia fissa al “Dove sei?” che altrettanto ansiosamente segnava l’esordio delle prime comunicazioni tramite telefono cellulare.
Nella comunicazione tele-fonica, il trasporto della voce a distanza è caratterizzato dalla simultaneità dell’interazione, assente invece nella coeva comunicazione radio-fonica (sia nella forma della radio broadcast nel quale la simultaneità non implica né permette interazione, se non strettamente regolata, sia nelle comunicazioni via walkie-talkie o via radio “punto a punto”, in cui il segnale “Passo!” è di regola per consentire un'interazione sequenziale. La stretta somiglianza da questo punto di vista coi tempi non strettamente sequenziali della comunicazione “faccia a faccia” ha indotto alcuni interpreti (Marshall McLuhan, Donald Ball, Colin Cherry tra i primi) a considerare la telefonia una tecnologia rivoluzionaria, capace di erodere dall’interno le organizzazioni burocratiche e gerarchiche, decentrante, implicitamente egualitaria e potenzialmente democratica, che incoraggia la reciprocità, l’immediatezza di scambio e il dialogo, sia nell’ambito delle relazioni interpersonali sia nell’ambito delle organizzazioni. Caratteristiche simili a quelle che molti attribuiscono oggi alla tecnologia internet (la quale, essa pure, si fonda sulla simultaneità dell’interazione resa possibile dall’elettricità, sia pure in forma di scambio di bit). Va ricordato d'altra parte quanto disse il gerarca nazista Albert Speer a Norimberga: “Il telefono, la telescrivente e il telegrafo resero possibile che ordini da più alti livelli venissero impartiti direttamente ai più bassi livelli, dove, a causa dell’assoluta autorità alle loro spalle, essi erano eseguiti acriticamente. All’osservatore esterno poteva apparire confuso, caotico com’è di solito un centralino telefonico; ma proprio come un centralino telefonico poteva essere controllato da una fonte centrale. Nell’era della tecnica moderna si sviluppa un nuovo tipo di uomo: l’acritico ricevitore di ordini”.
Il telefono come medium e il lento sviluppo degli studi
Fino alla fine degli anni Settanta gli studi sulla comunicazione hanno trascurato il medium telefonico: dominati dall’attenzione per l’azione dei mass media hanno ignorato lungamente l’analisi degli effetti sociali dei media interpersonali. A fronte di una consolidata tradizione di studi settoriali (prevalentemente studi tecnici e studi economico-politici sulle aziende telefoniche e/o sull’evoluzione della legislazione sulla telefonia, tra monopolio statale e libero mercato) e di alcuni spunti occasionali (Sidney Aronson, “The sociology of the telephone” 1971), la prima interrogazione di ampio raggio sulle implicazioni della tecnologia telefonica è identificabile nella raccolta di saggi curata da Ithiel De Sola Pool, The social impact of telephone (1977). Si tratta di un volume che raccoglie gli interventi di storici, sociologi, economisti, geografi, urbanisti, psicologi, scrittori, politologi, ingegneri, riunitisi in convegno in occasione del centenario del telefono. Come spesso accade l’intreccio degli sguardi finisce con il modificare la percezione dell’oggetto, rivelandone aspetti inattesi e aprendo ad una nuova comprensione di esso.
Sulla scorta di quel precedente, nel corso degli anni Ottanta, l’attenzione per la storia degli effetti sociali del telefono si precisa in studi che riqualificano il rapporto tra tecnologia e contesto sociale. L’attenzione per le pratiche d’uso del telefono, per i suoi effetti sulle forme delle relazioni sociali e interpersonali, per le dinamiche della sua diffusione tra ambiti non meno che per le resistenze culturali nella relazione con esso, segnano opere come la Storia sociale del telefono di Claude S. Fischer (1992) o Quando le vecchie tecnologie erano nuove di Carolyn Marvin (1995). In esse si definisce un modello di indagine nuovo, che se da un lato permette di riqualificare le dimensioni comunicative dei media interpersonali, dall’altro ne evidenzia la diffusione di massa, offrendo un primo segnale della crisi del modello di analisi dei media incentrato sulla contrapposizione tra mass media e media interpersonali, cui il coevo sviluppo degli usi sociali della rete internet attraverso il World Wide Web, prima, e i protocolli peer-to-peer poi, darà il colpo decisivo.
Bibliografia
- Claude Fischer, Storia Sociale del telefono. America in linea 1876-1940, UTET libreria, Torino, 1995 (ed. or. America Calling. A social history of the telephone to 1940, Univeristy of Calfornia Press, 1992)
- Patrice Flichy, “Perspectives for a sociology of the telephone”, Reseaux The French Journal of Communication, 1997, Vol. 5, n° 2, pp. 149-160
- Donald Ball, “Towards a sociology of telephone and telephoners”, in Marcello Truzzi (ed.), Sociology and Everyday Life, Englewood, New Jersey, Prentice Hall, Cliffs, 1968 (p. 59-75.)
- Sidney Aronson, “The Sociology of the Telephone”, International Journal of Comparative Sociology (pp. 153-67), 12(3), September 1971, (p. 153-167)
- Ithiel De Sola Pool (ed.), The Social Impact of the Telephone, MIT Press, Cambridge Massachusetts, 1977
- Carolyn Marvin, Quando le vecchie tecnologie erano nuove. Elettricità e comunicazione a fine Ottocento, UTET Libreria, Torino, 1994 (ed. or. When old technologies were new, 1988)
- Lidia Fortunati, Gli italiani al telefono, Franco Angeli, Milano, 1995
- Peppino Ortoleva, “Dall'energia all'informazione”, in id., Mediastoria, Il Saggiatore-net, Milano, 2002

