Stampa
E’ il processo che permette di riprodurre copie, su carta o altro materiale, di immagini e testi presenti su matrice fissa o a caratteri mobili (detti tipi, da cui la parola tipo-grafia). E' caratteristico della stampa il costo decrescente dei singoli esemplari con l'aumentare del numero (“tiratura”) di copie riprodotte. Tradizionalmente ricordato come il medium che segna l’affermarsi della scrittura nella cultura occidentale, la stampa ricopre un ruolo cruciale anche nella parallela storia della riproduzione delle immagini. In Europa, tra il secolo XI e il XIV si sviluppano le prime tecniche di stampa che, come la xilografia, utilizzano matrici in legno e permettono di produrre copie di un’immagine, spesso composta di testo e grafica, di lettere e disegni, secondo la tradizione definita nel campo delle copie di manoscritti accompagnate da miniature. Si tratta d'altra parte di matrici facilmente deperibili e che garantiscono una riproduzione di qualità solo per un numero limitato di copie. Alla sperimentazione di materiali più resistenti all’usura, soprattutto leghe di metalli, si affiancano, tra XVI e XVII secolo i tentativi di duplicare meccanicamente la matrice originale: sul finire del XVIII secolo l’invenzione della stereotipia aprirà alla possibilità di una produzione in serie di tipo industriale sostenendo la genesi di un mercato delle illustrazioni. Sul fronte della riproduzione della scrittura, invece, già a partire dal XI secolo sono conosciute in Corea tecniche di stampa a caratteri mobili che utilizzano matrici in ceramica (più dubbia la loro presenza nella Cina del tempo).
I caratteri mobili in occidente
Poco si sa dell'arrivo in occidente della tecnica di stampa, come del resto è difficilmente ricostruibile quella di altre tecniche originarie dell'Estremo Oriente che nell'arco di tre secoli rivoluzionarono (come avrebbe poi notato Francesco Bacone) l'intera vita delle società europee: la bussola e la polvere da sparo, oltre alla carta.
La paternità ufficiale del metodo di stampa a caratteri mobili è attribuita a Johann Gutenberg, nato tra il 1394 e il 1400 a Magonza, in Germania, dove cominciò la sua attività professionale come orafo. A partire dal 1438 Gutenberg si dedicò all'”avventura e all'arte” che portò all'innovazione del processo di stampa. Grazie alla sua esperienza nel campo dei metalli Gutenberg iniziò a sviluppare una serie di innovazioni rivoluzionarie: la creazione dei caratteri mobili in lega di piombo, l'uso di inchiostri a base oleosa, l'introduzione del torchio tipografico. Dalla collaborazione con il banchiere Johann Fust e con il copista Peter Schoffer, nacque il primo libro stampato con la tecnica dei caratteri mobili: la Bibbia a 42 linee del 1455. La nuova tecnica di stampa si diffuse velocemente in tutta l'Europa Occidentale: una pressa tipografica venne costruita a Venezia nel 1469 e già nel 1500 la città contava ben 417 editori. Venezia in questo senso fu una città molto fertile, anche grazie all'editore e tipografo Aldo Manuzio, le cui edizioni aldine sono anche oggi considerate molto pregiate.
Il rapidissimo successo della nuova tecnica non sarebbe spiegabile senza una pluralità di fattori: l'antecedente sviluppo, a partire dalla città italiana di Fabriano, della produzione di carta da stracci che a differenza della pergamena e del papiro si prestava a essere stampata; lo sviluppo dell'economia urbana (le geografia delle tipografie cinquecentesche evidenzia la loro collocazione nelle grandi città del tempo, in particolare nei maggiori centri commerciali come Venezia, l'area renana, Lione, Londra); la crescita della produzione e della domanda di libri conseguente allo sviluppo delle università a partire da Bologna, Parigi, Oxford e Cambridge.
Le implicazioni culturali e giuridiche della stampa
La stampa ebbe un ruolo essenziale nel diffondere un preciso modello di libro: opere rilegate, con pagine regolari e numerate, suddivise in capitoli e precedute o seguite da un indice, attribuite a un autore la cui paternità veniva segnalata nel frontespizio. Opere fatte per essere lette individualmente, sempre più spesso in silenzio. Un modello cui corrisponde un modo di pensare e di concepire il sapere, come sottolineato da Marshall McLuhan nella sua Galassia Gutenberg e confermato sia pure criticamente nelle principali ricerche storiche sulla nascita del libro a stampa: quelle di Febvre e Martin in Francia e più di recente di Eisenstein negli USA. Più di recente, Illich ha in parte ridimensionato il ruolo specifico della stampa in questa evoluzione, evidenziando come alcune delle caratteristiche del libro moderno fossero già proprie del testo manoscritto nell'epoca successiva alla nascita delle università.
Più diretto è il legame tra la stampa e la nascita di nuovi generi letterari in prosa: da un lato il romanzo, di cui il Don Chisciotte può essere considerato il capostipite, dall'altro il saggio, che ha nelle opere di Monsieur de Montaigne il primo esempio moderno.
Proprio le vicende del Don Chisciotte, e quelle parallele toccate alle opere di autori come Shakespeare e Rabelais (la pubblicazione non autorizzata di loro testi o la stampa di testi non loro falsamente presentati come continuazioni di loro opere) evidenziò presto la difficoltà di preservare, con il nuovo medium, il controllo dell’autore sulla circolazione delle proprie opere . La stampa favorì quindi, a partire dal mondo anglosassone, assieme alla commercializzazione delle opere basate sulla scrittura, lo sviluppo di una legislazione limitativa, che concedeva il copy right, o diritto di copiatura (e prima di tutto di stampa) a un solo soggetto-editore, previo accordo anche economico con l'autore. Diversa la legislazione dell'Europa continentale, che avrebbe trovato la sua forma più matura dopo la rivoluzione francese, con il “diritto d'autore”, considerato parte dei diritti della persona.
Solo negli ultimi decenni del XVII secolo la stampa avrebbe dato vita a uno dei suoi prodotti di maggiore influenza: la stampa periodica e poi quotidiana, e sarebbe diventata strumento essenziale di quella che nell'Ottocento si sarebbe chiamata “opinione pubblica”. Già nella prima metà del secolo, comunque, il grado di libertà di cui godeva o meno la stampa, e il suo assoggettamento a più o meno gravi vincoli censòri, cominciarono a essere considerati, in particolare nei paesi più direttamente toccati dai conflitti di religione, una misura della libertà nel suo complesso. Decisivo da questo punto di vista è il testo di John Milton, Aeropagitica, che nel 1648 fa del diritto a stampare le proprie opinioni senza vincoli la pietra angolare di ogni libertà civile. Nel secolo successivo la libertà di stampa divenne in tutte le battaglie costituzionalistiche e liberali la prima delle libertà, fino al primo emendamento della costituzione americana che esclude la stampa da qualsiasi intervento legislativo; un punto di vista a cui si sarebbero opposte fino al Novecento le posizioni più conservatrici, in nome della preservazione della mente delle masse da idee o racconti perturbanti.
Diverso l'argomento contro la libertà di stampa dei totalitarismi novecenteschi, secondo i quali i giornali erano in ogni caso organi di poteri economici o politici che li usavano a fini privati, e la “vera” libertà di stampa era garantita dal monopolio dello Stato, espressione della collettività nazionale o degli interessi di classe.
Stampa e società
L'invenzione della stampa a caratteri mobili ha comportato la meccanizzazione di un lavoro manuale e complesso quale era quello dei copisti che erano stati all'opera soprattutto nei monasteri fino all'XI secolo, nelle “cartolerie” generalmente attive nei grandi centri universitari nel periodo successivo: questi ultimi copisti erano detti “amanuensi” proprio per sottolineare il carattere non meccanico ma manuale del loro lavoro. Secondo Marshall McLuhan la stampa rappresenta l'archetipo di ogni meccanizzazione successiva.
Per molto tempo la stampa è stato il principale medium a ricoprire la funzione, fondamentale per lo sviluppo delle scienze e della cultura, di immagazzinare e diffondere informazioni. L'aspetto di uniformità e ripetibilità delle opere stampate contribuisce allo sviluppo di un'ortografia, sintassi e pronuncia uniformi. Spazio e tempo diventano quantità finite e misurabili come mai in passato. Con la stampa inoltre si stabilisce una netta distinzione tra la semplice scrittura e la “pubblicazione”, e tra gli archivi, raccolte di testi generalmente manoscritti, e le biblioteche che a differenza dell'antichità e del Medio Evo raccolgono in larga prevalenza testi “pubblicati”.
Secondo un'interpretazione largamente diffusa, la nuova tecnologia della stampa favorì la riforma protestante, rendendo più facile il possesso dei libri, a cominciare dalla Bibbia, e la loro traduzione in lingue volgari, grazie all'uniformazione delle lingue stesse. In realtà, la tendenza alla formazione di lingue volgari standardizzate risale a una fase più antica, e lo dimostrano le argomentazioni sviluppate da Dante nel De vulgari eloquentia; d'altra parte, il latino sarebbe rimasto la lingua privilegiata del dibattito scientifico internazionale ancora per almeno due secoli.
Sempre secondo McLuhan la stampa, donandoci un occhio in cambio di un orecchio, pone termine al campanilismo e al tribalismo, facendo emergere nell'uomo la capacità di distacco e non coinvolgimento. La stampa può aver agito da catalizzatore di tensioni sociali già in atto che portarono a una maggiore diffusione della cultura, un accentramento del potere e un rafforzamento del concetto di nazione grazie alla diffusione massificata dell'idioma della comunità. Il primo studioso a stabilire un nesso tra stampa e nazionalismo fu il sociologo frances Gabriel Tarde, seguito dal canadese Harold A. Innis.
Gli sviluppi della stampa dall'Ottocento in poi
Il modello della stampa viene seguito a partire dall'Ottocento da varie tecnologie di comunicazione differenti dalla tipografia: la fotografia su carta, il disco, poi il film. Anche media più recenti come il CD usano un procedimento di stampa di molti esemplari da matrice unica.
Per quanto riguarda la stampa a caratteri mobili, per secoli la tecnologia rimase pressoché stabile, basata cioè sul la composizione manuale del testo per mezzo dei caratteri mobili e sul torchio anch'esso manuale per la stampa vera e propria della matrice sulla carta. La relativa immutabilità della tecnologia ebbe un effetto frenante sia sul mercato del libro sia sullo sviluppo del giornale. Poi negli anni Trenta dell'Ottocento (non casualmente, visto che si trattò del periodo di prima grande espansione dell'industria giornalistica) venne introdotta la rotativa, dapprima a vapore, poi elettrificata a inizio Novecento: una tecnologia che permette la stampa sequenziale di migliaia di fogli dalla stessa matrice. Nel 1881 nacque invece la linotype, un sistema per la composizione rapida dei caratteri, che ora non dovevano più essere pazientemente selezionati dai tipografi in apposite cassette e allineati nella matrice ma erano “battuti” su una macchina che produceva direttamente le righe di piombo, destinate a essere poi rifuse per i nuovi utilizzi.
Si sviluppavano in parallelo da un lato la macchina da scrivere, uno strumento per creare testi in copia unica (o in numero limitato di copie) con caratteristiche di uniformità della scrittura e quindi di leggibilità simili a quelle della stampa (dopo decenni di tentativi i primi esemplari prodotti in serie vennero messi in commercio nel 1873); dall'altro il ciclostile (1876), un apparecchio basato su matrici di produzione manuale per la riproduzione in qualche decina di esemplari. Con il ciclostile nasceva quella che sarebbe stata poi chiamata “letteratura grigia”, intermedia tra la stampa e il manoscritto.
A partire dagli anni Trenta cominciarono a svilupparsi le tecniche di stampa offset, basate cioè su matrici senza piombi, su supporti di gomma o plastica. Tecniche che si sarebbero imposte man mano in tutti i campi fino alla scomparsa negli anni Settanta della tipografia propriamente detta (rimasta in vita solo in aree residuali di stampa d'arte o a fini cerimoniali) con la “fotocomposizione” della matrice, dapprima per mezzo di apposite apparecchiature poi per mezzo del computer. Con l'informatizzazione, la stampa come la si conosceva dal Quattrocento è in effetti scomparsa sul piano materiale, e insieme ha conosciuto la sua massima espansione sul piano simbolico: i testi prodotti dagli elaboratori infatti hanno le caratteristiche di uniformità e di organizzazione propri della stampa a caratteri mobili e se ne producono copie per mezzo di apparecchi chiamati non casualmente “stampanti”.
Bibliografia
- Elizabeth Eisenstein, Le rivoluzioni del libro. L’invenzione della stampa e la nascita dell’età moderna, Il mulino, Bologna, 1997
- Lucine Febvre, Henri Jean Martin, La nascita del libro, Laterza, Bari, 1992
- Ivan D. Illich, Nella vigna del testo: per una etologia della lettura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1994
- John Milton, Aeropagitica. Discorso per la libertà di stampa, Bompiani, Milano, 2002
- Walter J. Ong, Oralità e scrittura, Il mulino, Bologna, 1986
- Marshall McLuhan, La galassia Gutenberg, Armando editore, Roma, 1991

