Periodico
Pubblicazione data alla stampa con cadenza regolare. Tradizionalmente, nel campo della stampa d'informazione o comunque “da edicola” si distinguono i quotidiani (che però non vengono generalmente inclusi nel termine “periodico”, i bi- o tri-settimanali (che escono cioè due o tre volte alla settimana rispettivamente), i settimanali, i quattordicinali (formula quest'ultima un tempo di notevole fortuna, oggi in netto declino), i mensili. Propri dell'ambito accademico sono i trimestrali, i quadrimestrali, i semestrali. Gli annali hanno invece spesso carattere celebrativo.
Nel sistema dei media del Novecento la periodicità definitasi nel campo della pubblicistica a stampa ha trovato parziale trasposizione anche in altri media, tipicamente la radio e la televisione, in forma di rubriche o programmi: questo vale soprattutto per gli appuntamenti settimanali.
Le origini e il Settecento
L'origine del periodico d'informazione si può tracciare nell'incontro tra il bisogno di notizie delle compagnie mercantili sviluppatesi all'inizio del Seicento e l'interesse degli editori per la nuova forma di profitto legata alla loro vendita e (dalla seconda metà dell’Ottocento in forma sistematica e continuativa) anche alla pubblicità. La necessità di ottenere informazioni più frequenti di quelle che era possibile trovare nei libri di notizie è all'origine della comparsa dei periodici. Un esempio, forse il più antico, è l'olandese Courante uyt Italien, 1618. Tradizionalmente, in Italia la prima Gazzetta nasce a Firenze nel 1636, e degli stessi anni sono le pubblicazioni analoghe tedesche e francesi (la Gazette di Thèophraste Rénaudot è del 1631). Ma è l'Inghilterra a essere considerata la patria del giornalismo: la London Gazette, fondata nel 1665 e pubblicata con cadenza bisettimanale, è da molti considerato il primo giornale nel senso moderno, mistura di notizie politiche, economiche, di cronaca e di costume. Il termine “gazzetta” viene dall'italiano e fa riferimento al pennuto, ladro e quindi capace di carpire segreti, e di volare da una casa all'altra. “La storia - scriveva Rénaudot - è il racconto di ciò che è accaduto, la gazzetta si limita a riferire le voci che corrono”.
Sviluppatasi in stretta connessione con lo strutturarsi storico delle società moderne, la stampa periodica ne riproduce e sostiene la divisione per sfere sessuali. In Francia il Mercure Galant, pubblicato a partire dal 1672, è una pubblicazione destinata principalmente alle donne con notizie sulla corte e la vita cittadina, sulla moda e sullo spettacolo. Un modello di periodico che avrà grande fortuna: nella seconda metà dell'Ottocento la stampa “femminile” diventerà uno dei maggiori collettori di investimenti pubblicitari.
Nel Settecento in Inghilterra si stabilisce una divisione dei compiti tra diversi tipi di periodico: da un lato il newspaper dedicato alla politica e all'economia e destinato a un pubblico limitato; dall'altro un giornale, prima quotidiano poi bi-settimanale che ha per tema le conversazioni che corrono in città. Gli esempi migliori e di maggiore influenza sono rappresentati dai periodici The Tatler, pubblicato dal 1709 al 1711, e The Spectator, edito dal 1711 al 1714. I redattori Addison e Steele rivendicano indipendenza e autonomia dalla politica e offrono commenti sugli ultimi eventi, risposte alle lettere dei lettori, consigli e suggerimenti. “Non staremo per mancanza di notizie a presentarvi decisioni di sovrani stranieri o noiose dichiarazioni, ma vi faremo partecipare, per mezzo dei nostri resoconti, agli atti e alle conversazioni che avvengono in questa città, o altrove” scriveva Steele nel primo numero del Tatler. Scoprirono una nuova forma di scrittura, fatta di divagazioni umoristiche, osservazioni, brevi ritratti, e uno stile pensato proprio per la stampa: l'equitono, che permetteva di mantenere un unico tono e atteggiamento verso il lettore. Lo stile di queste pubblicazioni è imitato in molti paesi e contribuisce alla creazione e al rafforzamento dell'opinione pubblica. In Francia sarà Marivaux a dar vita a vari periodici sul modello inglese, scritti per intero dallo stesso autore e commediografo. In Italia il giornalismo periodico si sviluppa nella Repubblica di Venezia, dove sono innovativi i modelli della Gazzetta veneta o dell'Osservatore veneto (1761-62), anche questi con un unico autore, Gasparo Gozzi. Segue una grande fioritura, legata da un lato alla circolazione delle idee illuministiche dall'altro alla formazione di un ceto di homme de lettres che dei periodici stessi erano insieme animatori e lettori: una tradizione che in Italia avrà il suo centro principale a Milano dal Caffé di Pietro Verri al Politecnico di Carlo Cattaneo, ma si svilupperà anche in altre città, da Venezia a Firenze a Napoli.
Dalla Rivoluzione Francese alla prima guerra mondiale
Uno dei fenomeni più tipici dell'età delle rivoluzioni è la moltiplicazione delle testate, quotidiane e periodiche, in coincidenza con i grandi sommovimenti popolari. La domanda diffusa di notizie politiche si incontra con la quasi altrettanto diffusa esigenza di partecipare al dibattito delle opinioni. Il risultato è che tra il 1789 e il 1795 in Francia nascono più di mille testate nuove, e molte ne sorgono nei paesi toccati dall'ondata giacobina e poi napoleonica, tra cui l'Italia. E' significativo il fatto che anche i più illustri critici degli eventi rivoluzionari, come l'inglese Edmund Burke, siano stati autori ed editori di giornali, a riprova che il periodico era ormai mezzo di espressione dell'intero arco delle opinioni. La coincidenza tra ondate rivoluzionarie e sviluppo della stampa si sarebbe ripetuta più volte nell'Ottocento: nel 1848 nella sola Francia nacquero ben 450 testate, e centinaia di altre se ne contano in tutta Europa, molte accompagnate da vignette e illustrazioni anche grazie al miglioramento delle tecniche di stampa delle immagini.
L'Ottocento è segnato comunque soprattutto dallo sviluppo del periodico come prodotto industriale, finalizzato al profitto anche e soprattutto attraverso la vendita degli spazi pubblicitari o “inserzioni”. Alla fine del secolo sarà l'editore del primo periodico femminile a superare il milione di abbonamenti, l'americano Ladies' Home Journal a enunciare per primo un concetto che sarebbe poi divenuto un luogo comune: “noi non stampiamo il nostro giornale per le lettrici ma per dare ai pubblicitari il modo di raggiungerle”.
A sostenere lo sviluppo della stampa periodica è da un lato la crescita del livello di istruzione che favorisce una crescita del numero dei lettori, dall'altro alcune innovazioni tecniche che riducono i costi editoriali: il passaggio alla fabbricazione meccanica della carta, la stereotipia, la rotativa a vapore, la litografia e alla fine del secolo la stampa delle immagini fotografiche. Innovazioni che favoriscono una netta divisione del lavoro con il quotidiano: questo, anche grazie allo sviluppo del telegrafo, è avvantaggiato sul piano della tempestività informativa, ma risulta meno suggestivo a causa della relativa povertà delle immagini. Che sono invece il principale elemento di forza del settimanale e del mensile. Tra questi l'Illustrated London News che cominciò le sue pubblicazioni nel 1842, con grande successo di pubblico, seguito in Italia dal Mondo Illustrato del torinese Giuseppe Pomba (1847) . Negli ultimi decenni del secolo si sviluppano i settimanali illustrati di larga diffusione pensati per le famiglie (è il caso in Italia dell'Illustrazione italiana), unitamente ai settimanali destinati al pubblico infantile e femminile, mentre nella stampa periodica statunitense (in riviste come McClure's o Harper's) si sviluppa il giornalismo d'inchiesta, detto dai suoi sostenitori oltre che dagli avversari muckraking (rimestare nel fango), che ebbe un ruolo importante nella battaglia contro il nascente capitalismo dei monopòli.
Il periodico nel Novecento, e oltre
Nel XX secolo il periodico a stampa si trova a confrontarsi con una galassia di nuovi media che ne influenzano pesantemente stile e consumo, a cominciare dalla radio e poi dalla televisione. Forti del “tempo reale” della comunicazione in diretta, i nuovi media l’utilizzano inizialmente per riprendere, intensificandola, la periodicità definita dalla tradizione della stampa: alle due o più edizioni quotidiane del tele/radio giornale, si affiancano rubriche e programmi settimanali e quindicinali. Inoltre il quotidiano con le sue illustrazioni sempre più accurate e la foliazione sempre più abbondante sembra occupare molto dello spazio che prima era riservato ai periodici.
Ma le nuove tecniche di stampa, in particolare la rotocalcografia, prima in bianco e nero, poi dagli anni Trenta anche a colori, congiunte con l'uso della carta detta patinata permisero lo sviluppo di periodici di nuovo tipo, centrati sull'immagine fotografica di qualità.
Negli Stati Uniti il protagonista dell'innovazione è Henry Luce, che promuove il settimanale Time e dal 1935 Life, caratterizzata dalle foto di grande formato, commissionate ad alcuni dei maggiori fotoreporter non solo americani e affidate alle scelte e alle cure di un photo editor. In Italia il più noto esempio di periodico di attualità, negli anni tra le due guerre è Omnibus, fondata nel 1937 da Leo Longanesi, che influenzerà a lungo il periodico italiano anche perché dalla sua “scuola” verranno molti dei protagonisti delle stagioni successive.
I maggiori editori italiani, dagli anni Trenta in poi, saranno soprattutto editori di periodici, promotori di un ventaglio di testate destinate alle diverse fasce di pubblico. Così Mondadori pubblica con Grazia un settimanale femminile di moda dedicato alla media borghesia, con Confidenze un periodico popolare di racconti (l'editore italo-francese Cino Del Duca dà vita al fotoromanzo, un genere del tutto peculiare proprio dell'Italia e dell'Europa meridionale). Così Rizzoli affiancherà a Oggi, un settimanale per famiglie dedicato alle vicende di divi e monarchi, L'Europeo, settimanale giornalistico noto per le sue inchieste e interviste, da cui nascerà nel 1955 L'Espresso, che si differenzia per uno stile più aggressivo nei confronti del mondo politico e per un linguaggio più disinvolto, mentre Panorama, il news magazine di Mondadori, arriva nelle edicole nel 1962. Negli anni del dopoguerra e poi del boom il periodico, in particolare il settimanale illustrato, è protagonista della cultura di massa più del quotidiano: l'illustrazione aiuta un pubblico ancora non in piena confidenza con la lettura, il costo complessivo è minore, i temi trattati appaiono più vicini alla vita affettiva dei lettori di quanto lo siano quelli di una stampa quotidiana soprattutto politica.
Protagonista del periodico novecentesco, comunque, è la fotografia: un linguaggio che mira a ottenere l'attenzione del lettore per via soprattutto emozionale, secondo la regola citatissima nel settore per cui “un'immagine vale più di mille parole”. Ma è stato Roland Barthes a sottolineare, commentando negli anni Cinquanta le fotografie del francese Paris-Match, che “nessuna di queste fotografie, troppo abili, riesce a toccarci... si è fremuto per noi, riflettuto per noi, giudicato per noi”. Anche per questo, il progressivo miglioramento della qualità dell'immagine fotografica nei quotidiani è stato tra le cause, negli ultimi due decenni del Novecento, di una parziale perdita di identità dei periodici, almeno di quelli non destinati a pubblici specifici. Si è parlato di una “settimanalizzazione” dei quotidiani che con la moltiplicazione delle rubriche e degli inserti (e negli ultimi anni dei supplementi illustrati, veri e propri periodici annessi) hanno vampirizzato in parte il loro mercato pubblicitario oltre che i loro temi; si è parlato di una nuova divisione dei compiti tra i media per cui mentre in passato il ruolo di fornire le notizie spettava ai quotidiani e di commentare ai periodici, nella fase attuale sono i quotidiani a commentare le notizie fornite in particolare dalla televisione.
Tutto ciò non deve far dimenticare che la fortuna del periodico è dovuta alla natura flessibile del medium, che richiede una redazione relativamente piccola e può fare più affidamento su collaboratori esterni, ha tempi più dilatati rispetto quelli del quotidiano e un pubblico meglio definito e circoscritto. Inoltre, il periodico è forse in assoluto il medium più “mirato” che esista: si possono creare riviste non solo destinate a specifiche fasce di età, ma a singole attività, e all'interno di queste a ogni tipo di specializzazione. Esistono, per limitarci all'Italia, decine di riviste dedicate alla casa, non solo: esistono riviste per architetti e progettisti e altre per il pubblico generico interessato ai mobili e alle soluzioni edilizie, ma anche un numero impressionante di riviste dedicate al bagno e ai mobili da cucina, alle ville e case rurali e al restauro di edifici antichi... Tutte potenziali oggetto di investimenti pubblicitari essi stessi mirati.
Il periodico oggi più che mezzo di informazione è uno strumento di marketing, e su questo terreno è lo sviluppo di Internet la maggiore minaccia alla sua tenuta, che resta comunque una delle più lunghe della storia dei media.
Bibliografia
- Roland Barthes, Miti d'oggi, Einaudi, Torino, 1957
- Milly Buonanno, Naturale come sei, Guaraldi, Rimini,1975
- Milly Buonanno, La donna nella stampa : giornaliste, lettrici e modelli di femminilità, Editori riuniti, Roma, 1978
- Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Storia della stampa in Italia , Laterza, Bari, 1975 -2004
- Mario Lombardo e Fabrizio Pignatel, La stampa periodica in Italia: mezzo secolo di riviste illustrate, Editori Riuniti, Roma, 1985

