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Fantascienza

Genere narrativo che attraversa tutto il sistema dei media. Nasce, distaccandosi dalla preesistente corrente della letteratura di anticipazione (che vanta autori come Jules Verne e H.G. Wells) nell'editoria libraria e soprattutto nella stampa periodica, ma in particolare negli anni Venti-Trenta ottiene notevoli successi nel fumetto, alla radio e nel cinema, negli anni Settanta-Ottanta anima alcune tra le più popolari serie di telefilm televisivi, e negli stessi anni si impone anche come una delle principali ambientazioni dei nascenti videogame.

Fasi nella storia del genere
Con riferimento soprattutto alla fantascienza letteraria, pubblicata in Europa prevalentemente in forma di libro (anche di libro da edicola come nella serie italiana "Urania", pubblicata da Mondadori a partire dal 1950), negli USA in forma di rivista, si possono distinguere diverse epoche nella storia del genere, epoche che trovano comunque echi e corrispondenze anche negli altri media.
Alle origini vi è la fantascienza tecnologica o scientifiction, della quale si riconosce generalmente come iniziatore l'americano Hugo Gernsback. Si tratta di storie relativamente semplici, rivolte a un pubblico adolescente, che riprendono, semplificandoli, spunti e temi della narrativa di anticipazione di autori come Verne e li intrecciano con le suggestioni dei viaggi nello spazio: non casualmente un autore tra i maggiori del periodo è l'americano Edgar R. Burroughs, che con la sua serie "marziana" ottiene successi paragonabili a quelli ottenuti dalla sua serie più celebre, quella dedicata all'uomo-scimmia Tarzan.
Gli stessi temi tornano nel fumetto di quegli anni, con le storie di eroi-navigatori spaziali come Flash Gordon, o di supereroi che dallo spazio invece provengono, come Superman; mentre il cinema sembra più affascinato da temi che erano stati propri della letteratura di anticipazione di fine Ottocento, come il conflitto tra utopia e distopia evidente nel grande Metropolis di Fritz Lang. E non è un caso che l'evento probabilmente più celebre della fantascienza tra le due guerre tragga spunto da un romanzo dello stesso Wells: la trasmissione radio del 1938 di Orson Welles, La guerra dei mondi, che intrecciando con molta abilità i diversi generi radiofonici ottenne un effetto di suggestione imprevisto fino a quel momento.
Dopo la seconda guerra mondiale, la fantascienza conobbe un periodo di relativo declino in tutti i campi della cultura di massa. Il rilancio, a partire dai primi anni Cinquanta, è legato soprattutto al nome di John W. Campbell e alla rivista “Astounding”, e a un cambiamento dei canoni del genere. Cambia anche il termine usato: si parla ora di Science fiction (da cui l'italiano fantascienza, ovvero fantasia+scienza), un'espressione che designa l'insieme delle narrazioni fantastiche che si svolgono in un immaginario futuro. Oggetto principale di questa fase della narrativa di fantascienza  non è più la tecnologia in sé o i mondi lontani (anche se la cosiddetta space opera ambientata sulle astronavi e nei viaggi interstellari conserva una sua considerevole popolarità)  ma la vita sociale: il futuro è luogo di verifica, spesso paradossale, sempre critico, delle tendenze tecnologiche e culturali del presente. Si parla in proposito, per esempio a proposito di autori come Clifford Simak, di “fantascienza sociologica”.
Negli anni Sessanta, parallelamente agli sviluppi più noti della fantascienza "sociologica", prende le mosse, soprattutto dalla Gran Bretagna, una nuova corrente, letterariamente più ambiziosa, che si identifica coi nomi di J. Ballard e P. Dick, e che anticipa alcuni temi che saranno propri  dei movimenti del '68. Negli anni Ottanta-Novanta mentre alla televisione continua a dominare l'interminabile space opera di Star Trek ( una delle serie più longeve della televisione americana, si è creata un pubblico "di culto" duraturo e di discreta cultura, in particolare nella cosiddetta "generazione del baby boom"), la fantascienza letteraria vive, in particolare ad opera del canadese William Gibson, un ulteriore rinnovamento con la corrente del cyberpunk, che per qualche aspetto segna un ritorno alle radici, con la forte attenzione alle tecnologie, in particolare ai nuovi media, mentre per altri versi rappresenta una frattura. Il mondo che questi romanzi rappresentano è non il futuro lontano ma un futuro prossimo o addirittura una sorta di presente deforme e insieme riconoscibilissimo. Il cyberpunk letterario  trova un corrispondente cinematografico in film come Blade Runner di Ridley Scott (1980) o come Strange Days di Kathryn Bigelow (1995) ma ha un'influenza ancora maggiore sul nuovo universo dei videogame e dei computer game.

La forza e il pubblico di un genere
Che cosa accomuna autori così diversi come Gernsback e Simak, Ballard e Gibson? Secondo Isaac Asimov, che oltre a essere uno dei più noti e prolifici autori del genere ne è stato anche un teorico, alla base della fantascienza vi è comunque la centralità assunta nelle società contemporanee dall'innovazione tecnologica. Questa rende il futuro sicuramente differente dall'oggi e al tempo stesso prefigurabile, proprio sulla base dei progetti tecnici che formulati nel presente si proiettano, appunto, nell'avvenire.  E' in questo che il di là dei mutamenti nel tempo, e della varietà di sottogeneri che si sono man mano sviluppati, il genere trova in questo una sua unitarietà: racconti ambientati nel futuro più o meno lontano, nei quali gioca un ruolo rilevante l'evoluzione o involuzione tecnologica generalmente immaginata a partire dal quadro tecnico-scientifico attuale. Una narrativa che è uno strumento di immaginazione ma anche di pre-figurazione in un mondo dove il cambiamento ha ritmi e caratteri diversi rispetto al passato.
Secondo le ricerche di uno dei massimi studiosi del genere, l'americano Darko Suvin, la fantascienza è un genere di prodotto culturale di massa molto particolare, e differente rispetto ad altri generi cui viene spesso accostato, come il giallo o la letteratura rosa. Il pubblico della fantascienza è infatti non solo statisticamente più ricco rispetto alla media; è generalmente assai più colto, spesso di cultura universitaria. Ciò è dovuto almeno in parte alle competenze tecnico-scientifiche che il genere spesso richiede, ma anche all'atteggiamento critico che molta fantascienza ha assunto nei confronti dei modi di vita medi in particolare americani, e che è condiviso più facilmente da individui di cultura elevata.
La fantascienza, in particolare letteraria, si è così venuta definendo come il più elitario tra i generi della cosiddetta paraletteratura, quello più aperto alle sperimentazioni letterarie anche di grandi autori (tra questi Borges, Calvino, Lessing,  De Lillo), il più amato dagli ambienti della “controcultura”. Analogamente, la fantascienza cinematografica ha attratto, nel corso dei decenni, alcuni dei maggiori registi, da Fritz Lang a Stanley Kubrick, il cui 2001. Odissea nello spazio, del 1968, resta un punto di riferimento essenziale, e una sintesi, di tutto il genere.

Bibliografia
- AA. VV., Le fantasie della scienza, CS Libri, Torino 2001
- John Clute, Peter Nicholls, The Encyclopedia of Science Fiction, St. Martins
- Griffin, New York 1995
- Inisero Cremaschi, Cosa leggere di fantascienza, Bibliografica editrice, Milano 1979
- Darko Suvin, Le metamorfosi della fantascienza. Poetica e storia di un genere letterario, Il Mulino, Bologna, 1985
- Claudia Mongini, Giovanni Mongini, Storia del cinema di fantascienza, Fanucci, Roma, 1999
- Gianni Canova, Franco Monteleone, Cecilia Martino, Science fiction, Bulzoni, Roma, 2003
- Vivian Sobchack, Spazio e tempo nel cinema di fantascienza. Filosofia di un genere hollywoodiano, Bononia University Press, Bologna, 2002
- Ilaria Marzia Orsini, Star Trek e le frontiere della fantascienza: rappresentazioni, generi, linguaggi, Editrice UNI Service, Trento, 2006
- Clifford D. Simak, Anni senza fine (City), Nord, Milano, 2005
- H. G. Wells, La Guerra dei mondi, Mursia, Milano, 1991
- William Gibson, Neuromante, Nord, Milano, 2004
- Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti, Mondadori, Milano, 1999