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Autore

È la persona a cui viene socialmente riconosciuta la paternità di un'opera o di un messaggio. Il termine deriva dalla radice latina aug che indica un "aumento", una posizione di superiorità o di "autorità", parola del resto che ha la stessa etimologia. "Autore", in origine, era colui a cui andavano attribuiti i testi più significativi e importanti per una cultura. Successivamente, soprattutto dopo l'introduzione della stampa, il termine si è esteso a indicare tutti coloro cui è riconosciuta la paternità di un'opera letteraria e in generale di un testo scritto; ancora successivamente la nozione si è allargata a includere i musicisti, poi i pittori, gli scultori, gli architetti, e quindi anche le persone responsabili delle équipe produttive di film (il regista) o di opere multimediali.
Il concetto di autore è centrale nel moderno sistema dei media da vari punti di vista:
- economico-giuridico, in quanto il "diritto d'autore" è una base per la gestione e il commercio della proprietà intellettuale;
- organizzativo-professionale, in quanto una larga parte della produzione culturale di massa riconosce funzione preminente agli autori, intesi come gli elaboratori specializzati dei contenuti e delle forme espressive: la condizione di autore è divenuta così, soprattutto in alcuni campi (cinematografico, musicale) una specifica figura professionale, e soprattutto nel XX secolo ha dato vita a specifiche forme di associazionismo;
- commerciale, in quanto gli autori sono, non in tutti ma in molti settori dell'industria culturale, uno dei soggetti più facilmente riconoscibile dal pubblico: l'autore acquista in alcuni casi funzione di marchio e attorno alla sua figura possono crearsi forme di vero e proprio divismo;
- culturale, in quanto la produzione letteraria, artistica, e anche scientifica è nella sua grandissima maggioranza attribuita a figure di autore ; la storia della letteratura, la storia dell'arte, e anche (sia pure in modo più contrastato) la storia di media più recenti come la fotografia e il cinema è generalmente ricostruita come successione di diverse figure di autore, ciascuno dei quali viene presentato non solo come responsabile di singole opere, ma come portatore di un linguaggio, di uno stile, di temi, suoi propri.
Va detto d'altra parte che l'idea di autore e lo status riconosciuto a questa figura non sono omogenei né tra le varie fasi storiche né tra i diversi comparti del sistema dei media.

L'emergere dell'autore
L'idea di autore, l'esigenza di ricollegare i testi ritenuti degni di essere conservati con il nome (reale o immaginario, come il più antico di tutti, Omero) di coloro che li hanno creati è radicata nella tradizione classica greca, ellenistica e romana, e appare strettamente ricollegata alla diffusione della scrittura in vasti strati della società e allo sviluppo dei primi grandi centri educativi. In questa tradizione, ogni opera viene presentata come espressione diretta di una persona, incarnazione testuale della sua "voce". È bene ricordare che altre culture pur profondamente legate alla tradizione scritta, come l'ebraica o l'indiana antica, hanno dato meno rilievo all'idea di autore, dando maggiore rilievo all'ispirazione divina della scrittura.
Nella cristianità alto-medievale la nozione di autore sembrerebbe aver conosciuto un temporaneo abbandono, connessa alla più generale (e ancora in parte misteriosa) eclissi dell'individuo, anche se il cosiddetto "culto di Virgilio", durato diversi secoli e di cui si trova eco nella stessa Commedia dantesca, sembra dimostrare la persistente riverenza per alcune figure di autore. La riscoperta della cultura classica dapprima nel tardo medio evo, a partire dall'XI secolo, poi soprattutto con il Rinascimento, venne vissuta come "incontro" tra i moderni e i grandi autori dell'antichità, dopo una fase di oscuramento nella quale le loro voci erano apparse mute, o inascoltabili; in quella stessa fase nei nuovi centri culturali emersero i primi grandi autori moderni, dai poeti provenzali a Dante. Il trattatello di Boccaccio che appunto a Dante fu dedicato indicava il riconoscimento ai maggiori autori moderni di uno status non inferiore a quello dei grandi scrittori dell'antichità.
A consacrare definitivamente la nozione di autore fu poi lo sviluppo della stampa, che permise da un lato la stabilizzazione definitiva dei testi, dall'altro lo sviluppo di grandi biblioteche anche private nelle quali potevano essere poste a confronto le "voci" di diversi autori. Secondo alcune interpretazioni (da H. Innis a E. Eisenstein), è proprio con l'avvento della stampa che la lettura cominciò a essere intesa come un "dialogo" a distanza tra due soggetti, uno assente ma "attivo", l'autore, l'altro il lettore, presente ma impegnato in un'attività sostanzialmente “passiva” di ricezione: questo dialogo era posto alla base della cultura intesa come "coltivazione" della persona. Oggi alcuni studiosi (tra cui I. Illich) fanno piuttosto risalire le origini di questa rappresentazione del rapporto autore-lettore, che è rimasta fortemente radicata nella nostra cultura, all'XI-XII secolo, alla rinascita del libro nel mondo delle università medievali e della cultura monastica urbana che precede la rivoluzione gutenberghiana,
Con la stampa, inoltre, la pubblicazione dei libri diveniva un fatto commerciale rilevante, e cominciava a porsi il problema della relazione giuridica ed economica tra il creatore del testo, cioè l'autore, e l'imprenditore che ne rendeva possibile la commercializzazione, ovvero l'editore: problema che sarebbe stato affrontato nei tre secoli successivi con lo sviluppo delle diverse forme di tutela della proprietà intellettuale.
Fra i Cinquecento e l'Ottocento l'idea di autore conobbe altri importanti sviluppi. Prima di tutto, il nome dell'autore (o lo pseudonimo da lui scelto) divenne una presenza regolare sul frontespizio dei libri. In secondo luogo, la nozione di autore. si allargò dai testi letterari ad altri campi. Ancora nel Rinascimento, sia il pittore sia il musicista erano considerati essenzialmente degli artigiani, e la parte "creativa" della loro attività appariva difficilmente distinguibile da quella "esecutiva". In campo musicale, la distinzione fra composizione e interpretazione si precisò nel Sei-Settecento soprattutto con lo sviluppo degli strumenti musicali moderni e poi delle tecniche di stampa delle partiture. In campo pittorico, l'idea di autore nel senso moderno del termine sarebbe stata pienamente accolta ancora più tardi.

L'idea di autore nell'epoca romantica

E' con l'Ottocento che l'importanza dell'autore come autentico protagonista della vita culturale venne riconosciuta da tutti i ceti colti, fino a giungere, col movimento romantico, a un autentico culto. Con il Romanticismo, inoltre, venne fissato il principio secondo cui l'autore era autenticamente tale solo in quanto "originale", cioè in quanto le opere da lui prodotte fossero nettamente distinguibili da tutte le altre. Si stabiliva così una divisione dei compiti tra la produttività dell'industria e quella degli autori: rispondente quest'ultima non a finalità pratiche ma a esigenze interiori, individuale e non socializzata.
Ancora, nello stesso periodo si impose una rappresentazione della cultura intesa come "patrimonio" di una nazione o di una classe. Ai grandi autori veniva così riconosciuta uno status paragonabile a quello dei grandi condottieri e di altre divinità del Pantheon nazionale: Dante trovava il suo posto, nella tradizione italiana, accanto a condottieri come Garibaldi, artisti come Michelangelo, scienziati come Galilei, o inventori come Volta o Marconi.

L'autore e i media moderni

Nel ventesimo secolo, la nozione di autore è stata sottoposta a pressioni contraddittorie, che ne fanno oggi un terreno di conflitti e di tensioni irrisolte. Da una parte, infatti, con l'istruzione di massa e con la penetrazione dell'immaginazione romantica in tutti gli aspetti dell'industria culturale, l'importanza socialmente attribuita agli autori nelle diverse arti è venuta crescendo. Basta pensare a quell'autentico evento mediatico internazionale che è la consacrazione del premio Nobel per la letteratura. Ogni arte, per essere effettivamente riconosciuta come tale, ha dovuto darsi una propria storia, che si presenta soprattutto, lo si è ricordato, come una sequenza di grandi autori e di grandi opere: questo è avvenuto anche per il cinema, cosa che ha portato ad attribuire ai registi un ruolo spesso superiore a quello concretamente esercitato nella complessa divisione del lavoro dell'industria filmica. Inoltre, il diritto d'autore è stato assunto a modello per la difesa di tutti i tipi di proprietà intellettuale, e le sue applicazioni continuano a espandersi in campi anche lontanissimi da quelli per cui era stato originariamente concepito: dai programmi informatici ai marchi industriali.
D'altra parte, nel corso del secolo si è sempre più evidenziato il carattere sociale e non puramente individuale della produzione di idee e di testi. Nella produzione cinematografica, e poi a maggior ragione in quella televisiva, interviene una grande varietà di figure professionali, ciascuna delle quali dà un apporto almeno in parte definibile come creativo. L'applicazione in questo contesto della nozione di autore quale era stata fissata col romanticismo appare almeno in parte una forzatura. Ma una forzatura inevitabile per il riconoscimento sociale dei moderni media come fatto di cultura.
Si sono così prodotti, attorno alla nozione di autore, conflitti teorico-culturali, come quello sollevato negli anni Cinquanta dalla critica cinematografica francese con la théorie des auteurs tesa ad attribuire ruolo pienamente autoriale al solo regista, anche in condizioni di produzione fortemente industrializzate; ma anche conflitti sociali e sindacali, in quanto al ruolo di autore viene connesso un maggior prestigio sociale e soprattutto il diritto a una proprietà parziale dell'opera. La nozione di autore inoltre è stata messa in discussione in varia forma dalle avanguardie artistiche novecentesche, con la progressiva dissoluzione dell'idea stessa di opera, con l'esaltazione del carattere casuale e non necessariamente progettuale della produzione artistica, e al tempo stesso con l'esaltazione estrema del mito dell'artista come protagonista assoluto, con i propri gesti e la propria corporalità oltre che con i propri prodotti, dell'universo estetico.

L'associazionismo
Uno dei riflessi di questi conflitti e di queste tensioni è stato lo sviluppo, a partire soprattutto dalla fine del secolo scorso, di associazioni di autori nei diversi ambiti produttivi: letterario, musicale, cinematografico.
Si potrebbe delineare una tipologia di queste associazioni, perché la loro natura è assai varia. Vi sono associazioni che uniscono la rappresentanza degli autori con quella degli editori e anche di categorie ancora differenti (ad es. gli esecutori musicali): un esempio di questo tipo di associazioni è l'italiana SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori). Nei paesi del "socialismo reale", dove il diritto d'autore non era riconosciuto, era a un'associazione di questo tipo, strettamente controllata dal potere politico, l'Unione degli Scrittori, che veniva affidato il compito di regolamentare l'accesso al mercato letterario e di assicurare il sostentamento degli autori.
Vi sono inoltre associazioni di tipo sindacale, che si assumono il compito di rappresentare i concreti interessi di alcune categorie di autori, anche nel confronto con altri soggetti. L'esempio probabilmente più noto è la lega degli sceneggiatori (Screenwriters' Guild) che si formò a Hollywood negli anni Trenta su posizioni decisamente orientate a sinistra, e che dopo avere ottenuto sulla fine del decennio alcuni importanti risultati sindacali fu l'oggetto principale delle campagne anticomuniste del maccartismo. Il recente sciopero degli sceneggiatori di telefilm, coronato da un sostanziale successo (riconoscimento delle associazioni e fissazione di alcune regole contrattuali prima inesistenti) segna una rinascita anche negli USA di un associazionismo che per quasi un secolo era sembrato piegato per sempre.
Nonostante le evidenti differenze tra i diversi modelli, l'associazionismo degli autori e degli intellettuali in generale è una delle risposte ricorrenti alla ricordata contraddizione tra esaltazione della figura dell'autore e indebolimento delle sue basi materiali; e resta un fenomeno ambiguo, perennemente incerto tra la funzione di esplicita rappresentanza di interessi anche materiali e l'azione puramente culturale, tra ruoli pubblicistici e ruoli privatistici: un segnale comunque dell'inadeguatezza della rappresentazione idealizzata dell'autore di origine romantica.

L'autore nei nuovi media
Nei primi anni del nuovo millennio, la nozione di autore appare soggetto di ulteriori tensioni, di origine sia teorica sia tecnologica. Sul piano teorico, le teorie della ricezione tendono a ridurre il ruolo del testo in quanto tale e conseguentemente anche dell'autore nell'esperienza estetica e in generale nei processi di comunicazione, e a configurare l'atto della fruizione come una sorta di scambio o di negoziato in cui però la soggettività realmente attiva è quella dell'autore.
Sul piano tecnologico, la produzione multimediale si presenta non solo come ancor più socializzata di quella cinematografica o televisiva (in quanto è profondamente condizionata da prodotti "industriali" particolari come i programmi informatici) ma anche come più aperta di tutte le forme culturali del passato all'intervento diretto del fruitore (interattività). Molti prodotti culturali odierni si presentano quindi come una sorta di punto di incontro fra un testo, che presuppone un'elaborazione autoriale, e un gioco, che generalmente è anonimo: è la nozione, ancora confusa, di "ludicità" che si sta affermando come tratto caratterizzante della comunicazione moderna.
Secondo una tesi diffusa, con lo sviluppo delle nuove forme di comunicazione interattiva l'autore sarebbe sostituito dal fruitore, che costruirebbe di fatto il "suo" testo. Si tratta probabilmente di una semplificazione eccessiva. In realtà, il fruitore dell'opera multimediale costruisce sì un suo percorso ma fra materiali che sono stati comunque selezionati. Più giusto è probabilmente dire che con i "nuovi media" i compiti definibili come autoriali vengono ulteriormente suddivisi, non solo tra diverse professionalità ma anche tra diversi gruppi sociali (tecnologi, autori nel senso classico, manager di équipe, e infine in parte gli stessi fruitori).
La rilevanza della nozione di autore non è, in realtà, in discussione; lo è, piuttosto, il reale contenuto della nozione stessa.

Bibliografia

- Andrew Sarris, The American Cinema: Directors and Directions 1929-1968, Dutton, New York, 1968
- Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media, MCF, 2002
- Henry Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano, 2007
- Elizabeth Eisenstein, Le rivoluzioni del libro. L'invenzione della stampa e la nascita dell'età moderna, Il mulino, Bologna, 1997
- Ivan Illich, Nella vigna del testo. per una etologia della lettura, Raffaello Cortina Editore, Milano,1994
- Harold Innis,  Impero e comunicazioni, Meltemi, Roma, 2001