1. Che cos'è la Media-Education
Oggi la riflessione sulla ME è attiva su diversi fronti, fra cui:
- Obiettivi e metodi. Come rileva (fra gli altri) MED-ME sulla scia di recenti e importanti studi (cfr. Martinez-de-Toda, 1998), il traguardo di ogni attività di ME è rendere l’alunno un soggetto: (a) competente sulle caratteristiche dei diversi media; (b) informato sul funzionamento dell’industria dei media; (c) critico verso i messaggi proposti; (d) abile nell’effettuare abitualmente attività di encoding e decoding; (e) preparato nel campo della produzione mediale. Non sempre, tuttavia, chi avvia i programmi di ME ha chiara questa serie stratificata di obiettivi.
- Le sfide didattiche poste dai new media e dalla telematica. L’ultimo rapporto Eurispes su tecnologia e scuola mette in luce che il nodo problematico non sta negli studenti (abituati a un utilizzo quotidiano delle nuove tecnologie) né nella formazione degli insegnanti (le cui competenze complessive sono buone): quel che manca è da un lato la messa in atto di modelli didattici più flessibili, dall’altro un sistema di incentivi a favore dei docenti che promuovono l’innovazione. La maggior parte dei docenti italiani sarebbe ferma a modelli educativi tradizionali che pongono al centro l’insegnamento ovvero l'attività che il docente svolge verso il discente, piuttosto che l’apprendimento, ovvero l'attività messa in atto dal discente stesso, sotto l'effetto dello stimolo dell'insegnante ma anche di altri stimoli, tra cui quelli provenienti dai media dentro e fuori l'ambiente scolastico;
- La trasformazione del sistema scolastico nel nome dell’autonomia, che sta modificando la realtà secondo criteri di flessibilità organizzativa e didattica. Questa può essere una buona occasione per la ME, consentendo alla scuola italiana di superare la disorganicità che ancora condiziona la didattica multimediale.
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